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  • Immagine del redattoreMattia Bizzotto

[VUOI DIVENTARE UN'ACQUA CHETA ANCHE TU?]

Ti sei mai trovato in mezzo a una discussione con più persone presenti?


Immagino proprio di sì.


Voglio farti una domanda: secondo te chi è il più pericoloso nella stanza?


Ti dico subito che il 95% delle persone a cui lo chiedo di solito mi risponde “quello grosso che urla più forte degli altri”.


Ecco, il 95% delle persone dà la risposta sbagliata.


Sai chi è quello veramente, profondamente pericoloso?


Quello che non parla, ma ascolta tutto.


Quello che resta in disparte, apparentemente quasi disinteressato, salvo poi dire una sola frase magari ma che ti manda al tappeto.


Se sei parte del 5% che già lo sapeva, complimenti, non ho nulla da insegnarti oggi.


Se invece fai parte del restante 95% non ti preoccupare, sei in buona compagnia e questo post è dedicato a te.


Non so se conosci quel proverbio che dice “l’acqua cheta rovina i ponti”.


Significa che anche un ruscelletto, se scorre con costanza nello stesso punto, può arrecare gravi danni a una struttura resistente come quella di un ponte, magari anche più gravi di quelli che potrebbe portargli un episodio di maggiore portata.


Negli anni, “acqua cheta” è diventato un modo per indicare chi all’apparenza è ingenuo, silenzioso, ma che può riservare grandi sorprese.


Si tratta di chi, nonostante l’aspetto tranquillo, sa essere perseverante e costante nel raggiungere i propri obiettivi, anche percorrendo strade che non ti aspetteresti.


Diciamoci la verità, a alzare la voce e fare rumore sono capaci tutti.


È dire la cosa giusta nel momento giusto che fa di te una persona veramente pericolosa.


Con una sola frase puoi elevare al massimo una persona, o farla cadere nella disperazione più profonda.


Senza scomporti di un centimetro.


Guardati bene intorno, la prossima volta che ti capita di trovarti in una situazione di discussione collettiva.


Punta l’acqua cheta della stanza, studiane i movimenti, e casomai dopo facci amicizia e fatti insegnare qualche trucco.


Io, per quanto possibile, posso dirti quello che ho imparato a mia volta negli anni.


A volte, il silenzio è la più potente arma in tuo possesso.


Pensaci un attimo: ti farebbe arrabbiare di più discutere per ore, o che il tuo interlocutore smettesse di parlarti di botto, per poi andarsene e lasciarti a sbollire da solo?


A me la seconda, senza dubbio.


Ed è per questo che è la mia tattica preferita verso chi viene a rompermi le scatole.


A urlare, sbraitare, pomparsi in palestra per diventare grossi e muscolosi, si suda solo un sacco inutilmente. Sprechi tempo a tirare su i pesi quando potresti impiegarlo per affinare il tuo cervello.


Perché nella vita, poi, quasi mai sono quelli grossi che urlano a fare strada.


Capita molto più spesso che quello con un’aria assolutamente ordinaria, che parla poco, finisca per diventare davvero qualcuno.


Un esempio per tutti: Steve Jobs ti sembra uno che si pompava in palestra e sbatteva i pugni sul tavolo?


Te lo dico io, assolutamente no.


Pensaci un momento: se fossi un ghepardo, ti metteresti a gareggiare con dei cani, o li lasceresti sbranare tra loro per poi trionfare all’ultimo senza fatica?


Non ti nego che non è facile eh, sia chiaro.


Ci lavoro sin da piccolo, perché questa perla che sto condividendo con te oggi non l’ho imparata dai libri o sul lavoro.


L’ho imparata da due delle persone più importanti della mia vita: mio padre e mio nonno.


Loro erano così, zitti per la maggior parte del tempo e poi pronti con la frase definitiva che ti stendeva.


Da loro ho imparato che c’è una cosa fondamentale che devi fare sempre.


Ascoltare.


Ascolta, immagazzina tutto quello che senti e tienilo in un cassetto della tua memoria.


Non sai quando quello che hai ascoltato potrà diventare un’arma affilatissima contro il tuo avversario.


Diventare “pericolosi” è l’unica cosa che ti salverà dal finire steso da quell’unica, pungente frase perfetta, sappilo.


Io, alla fine, sono pericoloso.


Vuoi diventare un’acqua cheta anche tu? Scrivimi, ti aspetto qui!


Mattia B.




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