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  • Immagine del redattoreMattia Bizzotto

[SOLO DIECI GIORNI CON TUO FIGLIO?]

Che giorni sono stati.


Siamo passati da “auguri giovane promessa del networking” per il mio compleanno a “auguri papà networker” in 48 ore.


Dimmi se non sono queste le montagne russe.


Me l’avevano detto in tanti, che nel momento in cui avessi visto mio figlio sarebbe cambiato tutto.


Ma non pensavo così TANTO.


È come se il mio centro di gravità permanente si fosse spostato, come se una parte di me fosse sempre collegata con un filo invisibile a Pietro.


Chiaramente è Sabrina che ha fatto tutta la parte faticosa, non mi voglio prendere meriti in questo. Ma come papà sento la necessità, il DOVERE di fare tutto quello che è in mia possibilità per rendere la sua vita la migliore che si possa avere.


Mi sono improvvisamente evoluto in questo essere umano che ha bisogno di proteggere la sua famiglia, di assicurarsi che nulla di brutto accada sotto il nostro tetto.


Ora, sono sincero: devo ancora capire bene cosa significa questo cambiamento, come gestire la nuova vita che ho davanti.


Come ho scritto anche l’altro giorno, quando nasce un bambino nascono anche una mamma e un papà, per cui avrò bisogno di un po’ di tempo per imparare a conoscere questo nuovo lato di me.


Ancora una volta, però, sono davvero grato al lavoro che mi sono scelto, perché mi permette di avere anche in questo caso quello di cui ho bisogno: il tempo, appunto.


Sia quello presente, che quello futuro.


Essere un networker mi ha permesso di rallentare un po’ prima dell’arrivo di Pietro, senza però dover fare i salti mortali per calcolare se me lo potevo permettere, non so se mi spiego. Un lusso che tantissime persone non si possono nemmeno sognare.


Mentre io e Sabrina Magrì facevamo gli ultimi preparativi per l’arrivo di nostro figlio, la struttura che ho creato in questi anni di lavoro andava avanti comunque, anche senza di me, e con lei le entrate che ne conseguono. È stato bellissimo, perché significa che quello che ho costruito con tanta fatica è qualcosa di solido.


Devo ringraziare il mio fantastico team, senza di loro non sarei nessuno, vederli fare attività in maniera autonoma, meglio di quando ci sono io, é stata una gioia immensa


C’è poi un altro aspetto da considerare.


Se fossi stato un lavoratore dipendente, per legge avrei avuto diritto a solo 10 giorni di congedo di paternità. No, dico, DIECI GIORNI.


Non so come fanno quei genitori che, mentre stringono tra le braccia il loro bimbo appena nato, sanno già che lo vedranno solo nei weekend perché il resto della settimana sono prigionieri dell’ufficio.


Che si perderanno dei momenti importantissimi della sua infanzia perché il capo non gli ha concesso un giorno di ferie.


Sapere che non mi dovrò mai preoccupare di questo mi conforta molto, e mi fa affrontare questa nuova avventura con tutto un altro spirito, con la voglia di mordere il mondo, anche a lavoro.


Tutto quello di cui devo preoccuparmi, adesso, è fare tutto il possibile per essere il papà migliore che Pietro possa avere.


Ti pare poco, mi dirai. Ma a me sembra solo una sfida bellissima.


Benvenuto, piccolo Pietro, non vedo l’ora di scoprire cosa ha in serbo per te il futuro.


Sei un papà o una mamma networker?



Mattia B.




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